Non prendiamoci troppo sul serio

 

perchè non entra qui?

Ho cercato e cercato finchè non mi sono imbattuto in un’intervista dei Mumford & Sons, perfettamente in linea con le mie proiezioni mentali su di loro e l’esaltazione new age / filo-cristiana intorno ai loro testi.
“We are fans of faith, not religion” (http://www.bigissue.com/features/1488/mumford-sons-we-re-fans-faith-not-religion=)

In sostanza l’intervistatore preme i 4 folk-rockers travestiti da maniscalchi dell’800 sul contenuto dei loro testi dove si trovano frasi tipo “I set out to serve the lord” “I was told by Jesus all is well so all must be well”. Marcus subito puntualizza che il verbo è al passato. Ho servito il Signore nel passato. Ma ora non più. “Sai a noi piace la parola spiritualità”. “Non siamo dei fans della religione. E poi non sono neanche cristiano”. In sostanza la canzone e’ quel momento in cui metti giu’ con licenza poetica quello che non riesci a descrivere. O ancora canzoni che pongono domande. Le domande vengono meglio esplorate se messe dentro una canzone. Marshall aggiunge che si scrivono canzoni appunto per non parlare del contenuto delle canzoni stesse. E che non gli interessa la fede.
La grande spiritualità che accomuna un po’ tutti gli artisti, indefinita, aperta miliardi di possibilità, vaga e senza fine. L’importante è sentire quell’emozione. In fondo non c’è molta differenza tra i Mumford e i Tool su questo punto (a parte i mostri e le allegorie occultiste che popolano i video degli ultimi). Un commento in fondo all’articolo invita a godersi la musica senza per forza decidere in quale scaffale mettere la band.
Massimo rispetto per i Mumford. Loro hanno capito che non bisogna prendersi troppo sul serio e infatti sciolgono la band a sorpresa dopo 2 album. Cioè no. All’inizio avevo capito così e stavo organizzando un party per i miei amici ma poi ho scoperto che è solo uno stop prolungato prima del prossimo tour.

mumford

I mumford rispondono alle mie domande di senso sulla vita

 

E comunque non ce l’ho con chi fa interpretazioni sui testi, no infatti.
Nell’archivio di youtube e nel mondo moderno ha vinto il relativismo personale da bar per cui la canzone è un pretesto per una ricerca personale e allora ci posso mettere sopra il significato che voglio io perchè quelle quattro parole combaciano con il mio dizionario di esperienze.

Sufjan Stevens (che è probabilmente bipolare e affetto da almeno 2-3 patologie a livello psichiatrico) almeno ci dice che di certe cose in pubblico lui non vuole parlare (della sua fede), primo perchè non è ancora convinto di aver raggiunto un equilibrio e secondo perchè poi la gente userebbe male le sue dichiarazioni. Se volete saperne di piu’ in sostanza diventate amici di Sufjan e parlatene con lui davanti ad una tazza di te in una conversazione personale. Questo è il suo consiglio (testuali parole, non una mia interpretazione). Di cosa parla per esempio il seguente pezzo?

Massimo rispetto per Sufjan. Lui non si prende troppo sul serio, è che proprio a volte non ce la fa.

scaled.F0000089

Sufjan Stevens mentre mischia canti della tradizione cristiana sul Natale e la ruota della fortuna

 

Poi non capisco perchè gli artisti dovrebbero avere dei contenuti. O che lo debbano mettere in parole. Potrebbero sentire cose come domanda e inadeguatezza senza doverne parlare esplicitamente? (Kurt Cobain questa inadeguatezza me la faceva sentire anche prima che si sparasse e comunque il disco più bello dei Nirvana è in Utero e non Nevermind, questo è un dogma). Lui era un altro che non prendeva troppo sul serio MTV e il baraccone annesso a parte le 2-3 cose scritte nei suoi diari. Una per esempio era sua figlia.

I Mumford non possono coprire il vuoto lasciato dagli U2 con la loro versione adolescenziale del folk rock per pubblicità Vodafone o per il concerto da stadio estivo. Si sono già stufati anche loro. Gli U2 invece continuano a prendersi sul serio. Hanno rotto. Altre cose che hanno rotto sono Thom Yorke, i Radiohead, il personale dell’Alcatraz che ti butta fuori 1 minuto dopo la fine del concerto, le addette del guardaroba dell’Alcatraz e perdere il proprio portafoglio senza sapere se te lo hanno rubato o lo hai semplicemente perso.

A volte perdere le cose è un bene.

 

Back in New York City

le copertine di una volta. logo figo e tutto bellissimo. come non comprare questo disco?

Non si sa ancora cosa ha assunto Peter Gabriel per scrivere queste assurdità. Comunque fighe.

Back in NYC, brano che apre il secondo lato del doppio Lamb lies down on Broadway, che poi è anche uno dei miei dischi preferiti in assoluto. Questo è uno degli ultimi brani dei Genesis ad avere ancora la traduzione in italiano commentata nella custodia del vinile. Il testo fa riferimento ad una storia piuttosto complessa che dura per tutti i 23 brani dell’album, qui riporto il testo stralciato che può vivere anche di vita propria.

Metto questo pezzo perchè oggi ho sentito la nostalgia forte. Quella dei pomeriggi del liceo. Mettevo da parte i soldi fino ad arrivare credo a 10.000 lire. Poi uscivo e a piedi raggiungevo un posto che si chiamava “negozio di dischi”. In questo posto ad accesso libero potevi entrare e una signora aveva diviso dei dischi in vinile in ordine alfabetico per nome dentro dei contenitori. L’articolo non conta. The Clash per esempio va sotto la C. “CLASH, THE”.
Ho comprato questo disco per la copertina. Ma poi ho scoperto che c’era anche una storia dentro. Ho odiato questo disco per 1 mese almeno perchè non lo capivo.

La versione è dal vivo contenuta nel boxset Archive 67-75.
Questi sono 5 ragazzi di 24 anni, questo è il 1975.

I see faces and traces of home back in New York City -
So you think I’m a tough kid? Is that what you heard?
Well I like to see some action and it gets into my blood.
They call me the trail blazer – Rael – electric razor
I’m the pitcher in the chain gang, we don’t believe in pain
‘cos we’re only as strong, yes we’re only as strong,
as the weakest link in the chain.

Only after a spell in Pontiac reformatory was he given any respect in the gang.
Let me out of Pontiac when I was just seventeen,
I had to get it out of me, if you know what I mean, what I mean.

You say I must be crazy, ‘cos I don’t care who I hit, who I hit.
But I know it’s me that’s hitting out and I’m, I’m not full of shit.
I don’t care who I hurt, I don’t care who I do wrong.
This is your mess I’m stuck in, I really don’t belong.
When I take out my bottle, filled up high with gasoline,
You can tell by the night fires where Rael has been, has been.

Now, walking back home after a raid, he was cuddling a sleeping porcupine.
That night he pictured the removal of his hairy heart and to the accompaniment of very romantic music he watched it being shaved smooth by an anonymous stainless steel razor.

As I cuddled the porcupine
He said I had none to blame, but me.
Held my heart, deep in hair,
Time to shave, shave it off, it off.
No time for romantic escape,
When your fluffy heart is ready for rape. No!
Off we go…

Your sitting in your comfort you don’t believe I’m real,
You cannot buy protection from the way that I feel.
Your progressive hypocrites hand out their trash,
But it was mine in the first place, so I’ll burn it to ash.
And I’ve tasted all the strongest meats,
And laid them down in coloured sheets (laid them down in coloured
sheets).
Who needs illusion of love and affection
When you’re out walking the streets with your mainline connection?
connection.

As I cuddled the porcupine
He said I had none to blame, but me.
Held my heart, deep in hair.
Time to shave, shave it off, it off.
No time for romantic escape,
When your fluffy heart is ready for rape. No!

 

 

 

Coolest band ever – La regola dei 5 dischi

Da qualche parte ho letto una frase di Joe Strummer che diceva più o meno cosi riflettendo sulla carriera dei Clash “E’ bello arrivare dire qualcosa e poi andarsene dopo un po’”. Tipo dopo 5 dischi, che poi sono 6. Ma l’ultimo disco dei Clash non conta.

Allora ho avuto una epifania. 5 è il numero di dischi perfetto per andarsene, è non tornare mai più. Per non tirarla troppo in lungo, troppi tour, troppi cambi, troppe ripetizioni, diventare la copia di sè stessi, produrre lavori annoiati per pura routine (band degli anni ’90 che si riformano inultimente). Un gruppo dovrebbe fare al massimo 5 dischi e poi fine dei giochi. Poi ho trovato subito le eccezioni alla mia regola. Innanzitutto si applica alle band ma non ai singoli artisti e non valgono i cambi di formazione (sopra il 50% dei componenti, il conteggio riparte da 0).

Vai con gli esempi.

clash-1981aThe Clash: 5 dischi + il disco senza Mick Jones e Topper Headon ‘Cut the crap’. Questo non lo contiamo perchè Joe Strummer stesso dice che fu un errore e comunque conferma la regola. Chiudono con Combat Rock forse non il loro miglior episodio ma quello con i due singoli di maggior successo del gruppo. Dopo 5 anni al 110% non potevano durare di piu’ di così. Esemplari.

 

 

The_PoliceThe Police. non esemplari ma SUPER esemplari. Non solo 5 dischi, ma scendono dal palco con un super disco ‘Synchronicity’. A parte il pezzo di Andy Summers che evitavo di copiare dal vinile quando ne facevo una copia su cassetta, qui siamo sempre ad alti livelli. E’ bella anche la copertina, i titoli, i testi e tutto il resto. Soprattutto elegante. Superiore. Fanno la reunion nel 2007 per uno dei tour più redditizi della storia ma evitando di cascare nella trappola di fare un disco inutile. Lucidi.

THE-queen-is-dead

The Smiths. Oltre. 5 dischi in 4 anni meglio dei Police. Anzi l’ultimo è Rank dal vivo. Copertine belle tutte anche quelle dei singoli. Gran musica e grande stile. 18 singoli. Impossibili. Ovviamente raccolte e boxset a non finire perchè no alla reunion. Ma non li contiamo perchè non sono dei veri dischi. Si la sigla di “Streghe” è una cover di un brano neanche bellissimo degli Smiths.

 

Nirvana. Squalificati a tavolino ma comunque in lizza. Se Kurt Cobain fosse ancora qui probabilmente avrebbe distrutto i Nirvana dopo In Utero e avrebbe riiniziato in altro modo. Cmq se contiamo i tre album in studio (senza Incesticide, Sliver, i live e tutte le raccolte post-mortem) ovvero Bleach, Nevermind e In Utero siamo vicini allo stile richiesto dalla regola.

Gruppi che hanno esagerato e che avrebbero dovuto fermarsi in tempo:

Genesis. Peter Gabriel lo aveva capito lasciando nel 1975 dopo 5 dischi splendidi (escludiamo il primo perchè vendette 600 copie, perchè avevano 16 anni, perchè la formazione non è quella classica, perchè non decidettero nulla della produzione). In sequenza “Trespass” “Nursery Crime” “Foxtrot” “Selling in England by the pound” e “The Lamb lies down on Broadway”. Tutto il resto è superfluo a parte 2 dischi che non vi dico. Avrebbero dovuto cambiare nome ma non l’hanno fatto. Bocciati e ogni volta che sento Invisible Touch mi si spezza il cuore.

Yes. Ridicoli nel loro proporre nel 2014 la versione cover band di se stessi con il cantante sosia del leader storico che ha lasciato o è stato lasciato a casa. Se smettevano dopo Yessongs o Close to the Edge erano perfetti. Si salvano in parte per il disco “90125″ del 1984, consigliato se non vi da fastidio il suono eccessivamente anni ’80. Pubblicano come gli Emerson Lake & Palmer i dischi da classico gruppo prog alla frutta con pezzi esagerati e fumosi. Fuori tempo massimo. Fuori forma.

U2. Non so veramente. A loro concedo i primi 6 dischi, anzi 6 e mezzo. Achtung Baby lo vediamo come svolta nel sound e ne apprezziamo l’intento rottamatore e gli occhiali da mosca di Bono. Ma perchè sono ancora qua?

Led Zeppelin. Primi 5-6 dischi ad alti livelli. Bonzo muore e il gruppo si ferma nel 1980. Forse avrebbero proseguito per diversi tour fino alla distruzione. Ma Plant e soci avevano scherzato troppo con l’occultismo e la magia nera e la paura subentra dopo il tragico evento. Super macchina da concerti trova nel live la sua vera dimensione per cui vengono condonati gli album in eccesso.

Fuori categoria e eccezioni: Beatles, Queen e Weather Report per dirne tre. Ok questa regola non funziona così tanto ma ho parlato di un po’ di gruppi importanti per cui dovete perdere del tempo e continuare a perderlo. I Beatles comunque hanno registrato tutta la loro discografia in 8 anni, cioè il tempo medio nel quale oggi un artista medio pubblica il best of con 1 inedito in mezzo a due dischi comunque mediocri. Più efficienti di un operaio sulla linea di montaggio Alfa Romeo.

 

 

2013

Il 2013 si chiude con nessuno dei miei propositi realizzati (o almeno realizzati nei livelli di tempistiche richiesti – si perchè sono la persona più lenta del mondo. ho capito solo adesso nel 2013 il perchè di un errore commesso nel 2009). Comunque nessun proposito realizzato per questo piccolo spazio. Anzi ho perso probabilmente i 3 lettori del 2011. Bene così. Ogni tanto c’è bisogno di un ricambio di fans.

Comunque queste sono le cose successe / che ho capito nel 2013:

  1. Ascolto meno musica di merda di un tempo (dove per merda si intende anche tutta quella musica che non è male, ma che non vale la pena di buttarci tutto questo tempo quando non hai neanche finito di ascoltare la discografia di [inserire qua un nome di un artista essenziale per gli sviluppi della cultura moderna].
  2. I mumford and sons non mi suscitano la minima reazione emotiva. Trovo che siano delle persone banali a giudicare dalle loro interviste. In giro dico che li odio per far incazzare i loro sostenitori.
  3. Jenny Lee Lindberg delle Warpaint è la ragazza che vorrei come vicina di casa. La inviterei sempre per un te al sabato pomeriggio. Parlerei quasi sempre io perchè ha una voce fastidiosa. Ma glielo perdono per tutto il resto
  4. Avere uno studio di registrazione è una figata (non è mio ma di miei 2 amici) ma non sono tutte rose e fiori. Comunque meglio che compilare una tabella in excel. Che a sua volta è meglio che spaccare delle pietre sotto il sole.
  5. Non riesco ad essere figo (nè su questo spazio nè in un altro posto). Meglio essere me stesso
  6. A Budapest ho scoperto che puoi ascoltare un brano di 312 minuti di trance in 4/4 senza stancarti. C’è un motivo psicologico anzi due. Il primo è basato sulla psicoacustica, il secondo invece…Ok non è rock’n'roll ma diciamo che il sesso e/o le droghe sono della partita.
  7. Red dei King Crimson è un disco che bisogna ascoltare. Anche se a uno fa schifo il prog rock. A parte che non è un disco prog, ma è un disco contro il prog e comunque dura solo 40 minuti. E’ il disco che dice che puoi fare un assolo con 2 note e altre cose. Robert Fripp è un matto, ma con stile.
  8. David Bowie ha fatto dei dischi fighi tra il 77 e l’80 ma che avevo sottovalutato all’epoca. Non all’epoca inteso il 77. All’epoca un po’ dopo ma cmq tempo fa.
  9. In italia fa schifo anche la scena alternativa. Ora si c’è qualcuno ma nel campo del rock non abbiamo niente da dire. Se cambiamo campionato, campo di gioco e sport forse abbiamo delle possibilità.
  10. Vorrei aver fatto parte di un gruppo come i BeForest quando avevo 20 anni. Cosi a suonare in giro e poi ritirarmi dopo 2-3 anni in qualche lavoro tipo etichetta o organizzazione concerti. Sarebbe stato carino.

More to come in the next days. Ah cerco un traduttore per fare la versione in inglese. Potrei riuscire per la legge dei grandi numeri a tornare a 3 lettori.

[11 gennaio post scriptum: un post riflessivo di questa portata non verrà mai ripetuto perchè chissenefrega dei miei obiettivi. tutto senza nome come gli articoli dei libretti dei testimoni di geova (!). E' ora di smettere di lamentarsi e cominciare a fare sul serio partendo dal prossimo post. Non proprio serio].

Mark Oliver Everett

Amici. Non se ne può fare a meno. Presenti o lontani. In questo momento uno di loro non è qui con me, ci separano piu’ di 5000 miglia. Ma questo non fa differenza, certe amicizie vivono e resistono anche a distanza. Alcuni dei miei amici non li ho mai incontrati di persona. Uno di loro nato in Virginia ora vive a Los Angeles con il suo cane Bobby Jr. Di lui ho letto un libro e ascoltato le sue canzoni. Mi è simpatico, ma questo non basta. Penso che quello che c’è nelle sue canzoni in qualche modo sia connesso con la mia storia completamente diversa.

Già perchè ci sono ancora persone al mondo che cercano di raccontare con la musica. Con tutti i limiti che una canzone può avere. E per i quali la copertina o il sito internet non è più importante della musica stessa. In effetti i 13 album in studio prodotti in circa 20 anni dimostrano questo (album pubblicati a nome EELS, band dove Mark è l’unico elemento fisso). Con una carriera percorsa in senso inverso da MTV alla scena “alternativa”, da una major a una etichetta indipendente. Ma tutto questo ancora non vale la mia stima.

Vita dura quella di Mark, ‘E’ per gli amici. Per sua sorella Liz prima di tutto, la persona a cui era piu’ legato durante l’adolescenza. Liz tenta più volte il suicidio e ci riesce con delle pillole dopo una vita tormentata in cui la malattia mentale aveva preso il sopravvento. Mark era lontano da casa allora. Le dedica molte canzoni del secondo album a nome EELS: “Electro-shock Blues”

“Walter’s on the telephone
Tell him I am not at home
‘Cause I think that I am going
To a place where I am always high”
(“Elizabeth on the Bathroom Floor”)

Appena maggiorenne, qualche anno prima aveva scoperto suo padre morto sul divano a notte tarda. La persona con cui aveva parlato di meno della sua famiglia, “una manciata di frasi durante i miei primi 18 anni”. Suo padre era un fisico incompreso, autore di una delle teorie più assurde sugli universi paralleli. Costretto ad abbandonare la carriera universitaria diventa un uomo dedito al lavoro ma poco alla sua famiglia. La madre di Mark,  Nancy, si ammala di tumore ai polmoni poco dopo la morte della sorella. Mark la assiste e la cura nelle pause di lavoro a casa. “Se licenziare il mio primo manager non mi ha reso un uomo, sicuramente questo lo ha fatto”.

Cosi rimane solo, l’ultimo della dinastia Everett rimasto in vita. Una vita nella prima parte dominata da un senso di disorientamento “Non ero interessato a niente durante la scuola. Il mio unico sollievo era la musica. Sognavo solo di tornare davanti al piano di mia madre e sistemare il microfono e un registratore”.

“Ero veramente un caso disperato perchè mi sembrava che avessi solo due scelte: mollare e morire. Oppure fare qualcosa di questa passione. Mi mettevo sempre sotto pressione quando cercai di ottenere qualcosa con la mia musica, perchè sentivo che non c’era altro per me.”

“Life is hard. And so am I.
You must me give me something so I don’t die”
(“Novocaine for the soul”)

“Quando ripenso alla mia gioventù quando tutto era OK, sono ricolmo di desiderio. Darei qualsiasi cosa per tornare una notte li nella mia casa con la mia famiglia”.

E ancora…

“La vita è così piena di incredibile bellezza e strane sorprese. A volte la bellezza è sovrabbondante. Avete presento quel sentimento? Quando qualcosa è troppo bello? Quando qualcuno dice qualcosa, o scrive o suona qualcosa che ti porta fino a piangere. E forse cambia qualcosa di te. E’ bello quando un non credente ripensa ai propri dubbi. Questo mi ha portato alla musica. Era come una magia. Poteva trascendere tutte le brutte situazioni intorno a me e addirittura trasformarle in qualcosa di positivo”

Tutte queste citazioni vengono dal suo libro “Things the Grandchildren should know” una specie di autobiografia dove Mark racconta senza fronzoli la sua strana vita. Uno dei libri piu’ sinceri che io abbia mai letto. E’ una lettera ai suoi nipoti. Mark non ama certo stare in mezzo alla gente e dopo una serie di relazioni sentimentali burrascose con ragazze da lui definite “kamikaze girls” vive da solo a casa con il cane Bobby Jr. Il libro è una lunga lettera, una memoria destinata a dei nipoti futuri se mai dovesse averne. Ascoltate la canzone omonima tratta da “Blinking Lights and other revelations” (un disco sulla ricerca di Dio, scritto da un ateo)

Per Mark, la vita è imprevedibile. Anche le situazioni più oscene hanno un senso, perchè secondo lui lo hanno portato a quelle rinascite che ha provato e vissuto durante la sua vita. Lui, che perdona il padre assente, in una sorta di abbraccio arrivato troppo tardi o forse dopo un necessario percorso. Un uomo che sicuramente non cerca di tagliare i ponti con la tradizione neanche musicale che lo ha preceduto, fuori dal suo tempo come il personaggio di “Railroad Man”

“E se sono cosi ateo fino al midollo, perchè continuo a sorprendermi seduto alla sera nella mia veranda, con la testa rivolta verso il cielo stellato mentre parlo a Liz, a mia madre e a mio padre?”

Un personaggio interessante, da scoprire e da ascoltare. Il mio amico Mark ‘E’.

 

Memories

Settembre del 1991, con il libro di matematica aperto. La radio va in sottofondo con un nuovo pezzo di un gruppo sconosciuto. Un trio grezzo e potente con quella linea melodica che ti entra subito in testa e il ritornello in cui entra un distorto che poco ha a che vedere con il bel suono. Nella mia testa inconsciamente entra l’ultimo grande sussulto. Ormai ho idealizzato quell’instante che ben poco aveva di ideale.

Il pomeriggio andava poi cosi. Si smetteva di fare qualcosa e si prendeva un disco. Lato A e Lato B dall’inizio alla fine. Con attenzione se il disco non era tuo, a posare piano la puntina del giradischi. Ne ho graffiati all’inizio. Quell’insopportabile click si sentiva dappertutto…

C’era un negozio in città che oggi vende articoli per cani e altri animali da casa. Il giorno della chiusura la guardia di finanza arrivo’ per distruggere accuratamente tutti i vinili rimasti invenduti (cosi vuole la legge) e portarsi via quello che trovava di gradimento. Il negozio di animali invece ha chiuso pochi giorni fa.

Un caliedoscopio con mille riflessi e colori. Qualcuno dice che la rivoluzione è in effetti arrivata, al grido di “ORA!”. Computer music again…(ma gli anni ’90 non erano finiti?)

La realtà mi dice invece che stiamo rallentando, anzi io mi sono già fermato e vivo solo del passato. It’s the addiction to our past (come detto qualche post fa). Mi piacerebbe fare un salto all’epoca dell’impero Romano durante la decadenza per vedere quale atmosfera si respirava prima del grande crollo. Perchè sono cosi’ negativo? In fondo mi aspetto che dal periodo di crisi creativa ci sia una nuova scossa come fu con il R’n'R. Oppure la piu’ grande paura, l’invasione della musica indiana e cinese…

Ascolto i Tame Impala e mi chiedo che faccia abbia questo 2013. 1960, 1970, 1980…Nessuna probabilmente e tutte quante insieme?

Questo punto di vista è influenzato dal fatto che stasera ho mangiato veramente male, ho fatto troppa filosofia alle superiori o forse che devo ancora idealizzare questo 2013? Nel 2033 potro’ forse voltarmi all’indietro e dire che “ah il 2013 quando usci’ il disco dei One Direction”.
Non credo…no e nemmeno per i Mumford&Sons…
Ho appena parlato con un tipo via internet il quale sostiene che si in fondo anche la musica dal 1970 in poi non è niente di nuovo…estremista!

In realtà sommando mp3, youtube, napster, facebook, myspace, kickstarter, stageit abbiamo avuto una rivoluzione culturale nell’industria e nel modo di ascoltare la musica piu’ o meno inconsapevole. Ma la stessa rivoluzione non si può dire che sia avvenuta per nuove forme o stili. Come immaginiamo la musica del futuro?

Negli anni ’60 Jerry e Silvia Anderson creatori della serie UFO, si immaginavano un fantascientifico futuro con la base lunare, astronavi e tecnologie incredibili ambientando la storia nel 1980. In realtà non siamo andati cosi veloci, e le promesse di quell’epoca non si sono ancora realizzate nel 2013 (le astronaute con le parrucche viola soprattutto quelle)

 

60′s was the future, c’era una ragazza di nome Delia Derbyshire appassionata di suono e tecnologie che già produceva loop come solo il piu’ strafatto Jonny Greenwood dei Radiohead sa fare

Ascoltate il pezzo nel link seguente e quando sentirete un musicista parlarvi di come suona all’avanguardia il suo ultimo disco per via dell’elettronica potrete dirgli che è roba vecchia di 50 anni

Delia’s experimental dance track

 

Poi mi alzo una mattina e ringrazio che un nuovo giorno è cominciato. Ascolto un pezzo di Mr.E (personaggio di cui voglio assolutamente parlare) e mi rendo conto che non mi interessa se la musica andrà un giorno oltre le forme consuete. Finchè ci saranno persone come Mark E Everett va tutto bene cosi’.

O di qualunque altro artista che per un istante ti lasci a bocca aperta. Oppure racconti qualcosa di sè che faccia pensare anche a quello che ti è successo oggi. Mi basta questo. Ah e poi vedere un giorno al benzinaio Shell Giovanni Allevi chiedermi se puo’ controllare l’olio e il liquido lavavetri. Beh non si può avere tutto nella vita. Thank you R’n'R.

“Whatever’s wrong with me
Her kiss redeems
And it’s all there
In my dreams”

Saturazione

“Again, while it is a great blessing that a man no longer has to be rich in order to enjoy the masterpieces of the past, for paperbacks, first-rate color reproductions, and stereo-phonograph records have made them available to all but the very poor, this ease of access, if misused — and we do misuse it — can become a curse. We are all of us tempted to read more books, look at more pictures, listen to more music than we can possibly absorb, and the result of such gluttony is not a cultured mind but a consuming one; what it reads, looks at, listens to is immediately forgotten, leaving no more traces behind than yesterday’s newspaper,” – W.H. Auden Secondary Worlds (1967)

“Che benedizione il fatto che un uomo non debba piu’ essere ricco per godere dei capolavori del passato. Libri in brossura, riproduzioni a colori di qualità e dischi in formato stereo sono ormai disponibili anche per i piu’ poveri. Questa facilità di accesso, se abusata, e noi ne abusiamo, può diventare una maledizione. Siamo tutti tentati dal poter leggere piu’ libri, guardare piu’ quadri, ascoltare piu’ musica di quello che possiamo realisticamente assorbire e il risultato di tale abbuffata non è una mente acculturata ma una mente divoratrice; cioè che è letto, guardato o ascoltato viene subito dimenticato, lasciando non più tracce del quotidiano di ieri” – W.H. Auden Secondary Worlds (1967)

PS: 19 Marzo 2013

Come i bloggers di Repubblica modifico il contenuto di un articolo senza dichiararlo…cmq piccolo aneddoto storico. Mia madre a 16 anni nel 1958 aspettava la mancia settimanale per comprare un nuovo 45 giri (a circa 800 lire). Quando andava bene erano 2 a settimana quindi 2 canzoni scelte con cura e ascoltate allo sfinimento.

Ora a zero euro e pochi decimi di secondo si ha a disposizione la disordinata immensa biblioteca di YouTube. Meglio o peggio? Come al solito la risposta non è una per tutti.

Cibo in scatola

Vi piace mettere le cose nelle scatole e fare ordine? A me si personalmente. Cioe’ non sono un FANatico della pulizia dei pavimenti e dello swiffer ma inscatolare mi da’ l’illusione di controllo su quello che mi succede. Una felicità a basso costo via.

E’ un po’ questa l’esigenza del dover identificare e definire i generi musicali, una approssimazione (o invenzione) nata per facilitare il lavoro di ricerca all’interno di un negozio di dischi (il primo piano per la musica gotica, il secondo per il black metal ecc.) Ecco che ora non ci sono piu’ e quindi c’è solo in Itunes, che oltre ad essere un programma orrendo ti suggerisce anche quale canzone ascoltare in base al genere che si ascolta piu’ frequentemente.

Sento l’urgenza di dover fare tre belle scatole dentro cui mettere rock, jazz e pop. Cosi per tracciare l’unica linea di separazione che secondo me ha senso definire. Siccome non sono un critico musicale, e non ho la cultura per portare avanti un discorso fatto di esempi mi concentrero’ su massimi sistemi di natura filosofica. Un po’ come farebbe Hegel ma senza contraddirmi ogni due definizioni come fa lui…

Pop: il genere dello sviluppo esteriore di sè. Proiettare un’immagine di un doppio dell’artista che esiste solo nel momento in cui aprite un sito, andate al concerto o premete play sul vostro lettore mp3.
Se la vita fosse come in un concerto pop, non avreste mai il mal di testa e forse non dovreste andare al lavoro. Un ente benefico farebbe assegnare mensilmente un’ingente somma di denaro ma voi non vi sentireste in colpa. Perchè i cattivi sentimenti e le spiacevoli sensazioni non esisterebbero. Non avreste bisogno di fare diete e sareste sempre su di giri (ma senza fare cazzate o schiantarvi in macchina). Chiunque  nella stanza vi guarderebbe come se voi foste il tipo piu’ fico o la ragazza piu’ carina. Ma senza opprimervi o farvi sentire a disagio. Un po’ come quei sogni dove tutto fila liscio e non vi svegliate sul piu’ bello.
Un eterno party senza la scesa finale, il 2 di picche, il vomito o la foto in cui fate la faccia da deficente.

Jazz: il genere dello sviluppo interiore di sè. La vita è una dedizione costante ad un’arte, un’arte tanto antica quanto complicata a cui bisogna donarsi completamente. E quest’arte vi porterà via tutto. Per prima la salute, poi i soldi e il vostro tempo. Probabilmente gli affetti e infine la normalità. Ma saprete fare cose che pochi praticano. Solcare alla velocità della luce le vette della perfezione e oltre. Oltre la perfezione si…non un gradino sotto. Come Uma Thurman in Kill Bill potrete uscire da una bara sottoterra ed eliminare decine di agguerriti killer professionisti armati di una spada. Come Bruce Lee immersi nell’universo e in perfetto accordo con esso. La gravità e la forza dell’avversario saranno a vostro vantaggio. Siete oltre e lo sapete, avete raggiunto con un assolo l’equivalente della teoria della relatività di Einstein. Ma in pochi vi ascoltano e vi considerano un tipo difficile e scontroso. E cosa peggiore i vostri cd sono in vendita a 4.99 euro mentre l’ultimo dei Moda’ costa 18 euro.

Rock: Qui non c’è nessun sviluppo. Forse apparentemente ma in sostanza la vostra vita non va da nessuna parte. C’è sempre un problema, manca sempre qualcosa e voi vi sentite fuori posto. Siete ad una festa ma non conoscete quasi nessuno e non ci sono alcoolici. E allora vi lamentate. Per un attimo vi sentite qualcuno ma quando avete finito di sfasciare i sanitari dell’albergo e la TV è finita in piscina sentite la noia attirarvi verso l’oblio. Avete presente la sensazione quando lei se è andata e si è sposata un altro? Vi ha fatto capire che in fondo voi non eravate nulla se non un incidente di percorso e potreste stare a pensarci su un’intera vita ma lei non tornerà mai. E’ inutile che guardate quella porta, non si aprirà. Ed è anche inutile che speriate che questa ferita si rimargini prima o poi.
Ci sarà sempre qualcuno o qualcosa pronto a riaprirla.
Ognuno di noi si è sentito cosi almeno una volta, non c’è niente da fare….
Ecco per descrivere questa sensazione, come disse qualcuno di intelligente, il rock non parla di quello che c’è ma di quello che non c’è. (Forse l’ho già detto e mi sono ripetuto). Siete dei buoni amici e dite le cose come stanno… Anche se avete suonato per 30 anni su palchi con 1 millione di watt ora anche i DJ ‘suonano’ e vendono piu’ di voi. E questo vi fa sentire inutili e sorpassati ma anche con la coscienza a posto. L’onesta’ prima di tutto.

Tutto vi suona cosi limitante? Per vostra informazione esistono questi generi il jazz-rock e il pop-rock. Weather Report e Avril Lavigne.

A mio padre piace Avril e dice pure che ha una bella voce, del resto non sa chi sono i W Report e questo lo trovo eternamente ingiusto.
C’è un buco nel mio secchio ma Nick Drake stasera si sente come me e mi fa compagnia. Nick Drake è rock.

Nick Drake – place to be

httpv://www.youtube.com/watch?v=T9kHJduya7Y

When I was younger, younger than before
I never saw the truth hanging from the door
And now I’m older see it face to face
And now I’m older gotta get up clean the place.

And I was green, greener than the hill
Where the flowers grew and the sun shone still
Now I’m darker than the deepest sea
Just hand me down, give me a place to be.

And I was strong, strong in the sun
I thought I’d see when day is done
Now I’m weaker than the palest blue
Oh, so weak in this need for you.

—————

Quand’ero giovane, più giovane che mai
Non ho mai visto la verità pendere dalla mia porta
Ora sono vecchio, e la vedo faccia a faccia
Ora sono vecchio, devo ripulire questo posto

Ed ero verde, più verde della collina
Dove i fiori crescevano e il sole calmo splendeva
Ora sono più scuro del più profondo mare
Allora dammi, dammi un posto in cui stare

Ed ero forte, forte sotto il sole
Pensavo che avrei visto il giorno tramontare
Ora sono più debole del più pallido blu
Oh, così debole perché mi manchi tu

Sunset

“Personalmente credo che il vero rock’n'roll forse sia sulla via del tramonto proprio come lo è l’adolescenza vista come periodo di transizione più o meno innocente. Invece ci troveremo con un’isoletta di nuova musica libera, circondata da alcune buone rielaborazioni di stili del passato e da un vasto mar dei sargassi di porcheria totale”

(Lester Bangs 1970)

Già più o meno cosi. thanks to lusince1987

Beth

Beth Orton – Concrete Sky (acoustic version)

Beth Orton, una che ha perso entrambi i genitori per la stessa malattia che ha poi colpito anche lei, che sembra averla lasciata in pace per ora. Poi arrivano due bambini e nel 2012 esce il suo nuovo disco “Sugaring Season”.

“Che cosa sono i rimpianti? / Sono solo lezioni che non abbiamo ancora imparato”

Lei affronta con serenità le condizioni più difficili ed è l’esempio di un artista tanto umile quanto completa e semplice. Come la sua voce, esile e sottile, a tratti sofferta ma solida e presente.

Dicono che le tue canzoni siano tristi. Jeff Tweedy, un altro accusato di scrivere solo cose tristi, mi diceva che è proprio quel tipo di canzoni a renderlo felice. E a te?
Anche! Non ho mai capito che cazzo vuol dire “essere felice”, come se essere felici volesse dire dimenticarsi della vita vera, non essere in contatto con se stessi fino in fondo. Mi urta questa ossessione del dover dimostrarsi felici e contenti a tutti i costi. Non esiste proprio… L’essere umano è qualcosa di così complesso e multidimensionale, pieno di emozioni e di desideri… E io mi sento così: piena di emozioni e cerco di comunicarle tutte. In una parola: mi piace essere viva!

 

(Paolo Vites, JAM n.85)