One more time

Must I get a witness for all this misery?
There’s no need to, brothers
Everybody can see

That it’s one more time in the ghetto
One more time, if you please
One more time to the dying man
One more time to be free

One more time in the ghetto
One more time to be free (push)
One more time in the ghetto (altogether)
One more time to be free (push)

The old lady kicks Karate
For just a little walk down the street
The little baby knows Kung Fu
He tries it on those he meets

Cause it’s one more time in the ghetto
One more time, if you please now
One more time to the dying man
They say, one more time, if you please

(Repeat chorus)

You don’t need no silicone to calculate poverty
Watch when Watts town burns again
The bus goes to Montgomery

It’s a one more time in the ghetto, you know
One more time, yeah
One more time to the dying man
One more time, if you please now

One more time
One more time
One more time

If you can remember
The days of long ago
You’ll get yours

Award

Dato che raggiunsi tempo fa un numero di lettori > o = a 3 l’A.N.L.Z. mi ha conferito il titolo di official blogger professionista e di una targa di tutto rispetto. Ora posso fare sul serio!

 

Neverending electric feedback

“Essere stato parte di un pubblico rock per la gran parte della mia vita adulta, e suonare sul palco al servizio di un pubblico rock, ho fatto questa esperienza ogni sera. Che esiste qualcosa che è più grande di me stesso, qualcosa di più grande di un gruppo di persone che in quel momento si trovano in quella stanza e c’è la possibilità di perdere te stesso in quella identità, che è un posto in cui ti sentirai al sicuro. Un concerto rock è il solo posto che conosca dove puoi avere questa esperienza di intimità con un largo numero di persone” Jeff Tweedy.

Ultimamente vado a pochi concerti. Pero’ ogni tanto ho la fortuna di andare a quelli giusti. L’ultimo è stato il concerto dei Wilco in tour per promuovere l’ultimo album ‘The Whole Love’. Sara’ stato il muro di suono che ci ha avvolto e che ero lì con buoni amici. L’esperienza di perdere me stesso effettivamente l’ho provata. Per un po’ mi sono dimenticato di preoccupazioni, di cosa fare domani e di orari da rispettare. Per un attimo non potevo non essere amico di Jeff Tweedy e co. Senza cancellare nessuna domanda, ma lasciandola andare. Diamole un po’ di tempo. E per un attimo non ho pensato neanche a chi ancora mi manca da morire. Ci reincontreremo.

Chissa’ cosa pensa Jeff mentre dice qualche parola a questo pubblico, l’ennesimo di questo tour. Magari sta pensando a sua moglie e ai figli. L’illusione finisce e il servizio d’ordine dell’Alcatraz ci manda fuori dopo appena 10 minuti dalla fine del concerto.

Compro una maglietta del tour sbagliando ancora una volta taglia. Il mio amico filippo è contento anche dopo la fine del concerto. Anch’io per la verità lo sono, è come se il feedback di quei maledetti amplificatori risuonasse ancora nella mia testa. Ne vorrei ancora please…

 

First circle

La frase di Mark Hollis, ex leader dei Talk Talk (http://users.cybercity.dk/~bcc11425/) and ex musicista (ultima produzione datata 1998) mi aveva ricordato che bisogna avere una ragione per cominciare a suonare e scrivere canzoni. Non lo sapevate? Male!

A volte queste ragioni sono proprio serie (e a volte un po’ meno) ma la musica rimane un business di entertainment almeno così ci vogliono far credere. Questo nell’era gloriosa di MTV cioè gli anni 90′. Ora invece dobbiamo vedere (da quando MTV è diventata una tv generalista) teen mom, persone con problemi di peso litigare con il proprio personal trainer e ragazzini viziati con case da 16000 mq.

Tornando al vero punto della questione, la recente morte di Amy Winehouse è stata commentata da John Waters (scrittore e opinionista irlandese classe ’55):

http://www.ilsussidiario.net/News/English-Spoken-Here/Arts-Entertainment/2011/8/2/AMY-WINEHOUSE-Between-the-mud-of-the-earthly-delta-and-the-heavenly-firmaments-/198299/

Diverse cose che dice hanno (come solo il genio sa fare) messo una prospettiva diversa davanti a quello che passa nella comunicazione di massa.

Viviamo in un periodo dove la si enfatizzano tutti gli aspetti a corredo della musica all’infuori della cosa più importante: la musica. E questo sembra valere per i circuiti principali (MTV e i pochi altri canali a disposizione) e i canali alternativi (vedi l’indie già soffocato dall’autocelebrazione). Al massimo una sterile riproposizione del passato che schiaccia la creatività e soffoca qualsiasi stimolo ad uscire dal proprio giardino dove l’erba è sempre meno verde. Ma tanto non è verde neanche quella del vicino…

Il punto di partenza per Waters è appunto che negli ultimi 50 anni di storia il R’n'R è stata una delle forme più potenti per trasmettere o condividere la parte più intima, il cuore del nostro essere umano. Condividere perchè è una condivisione tra artista e pubblico, una sorta di canale privilegiato.

L’opinione dell’autore è che l’essere come lo è stata Amy la voce di tanti cuori feriti, ha un prezzo da pagare. La sensibilità porta con sè un genio espressivo e al tempo stesso una esposizione maggiore ad essere feriti, a sentire il limite e all’autodistruzione. Nel momento del concerto quando si è insieme ad altre migliaia di persone ci si trasforma in qualcun altro. E’ uno stato temporaneo in cui si sfiora la creazione e la divinità, un potere quasi assoluto per poi bruscamente ritornare sulla terra. Come diceva George Best, dopo che hai giocato davanti a 100,000 persone che inneggiano il nome, puoi forse rimanere quello di prima?

La droga e l’abuso altro non sono per alcuni un modo per rallentare più dolcemente, per attutire la caduta, per addolcire questo salto. Anzi per Waters non si puo’ avere la sensibilità espressiva senza avere questa punizione o tendenza all’autodistruzione.

Alcuni modi a disposizione, quasi essenziali. Quasi poichè altri come Dylan, Bono, Cohen e Springsteen hanno saputo evitare una fine prematura grazie allo sviluppo di un lato “spirituale”. Altri più immaturi, e troppo giovani no.

L’ostacolo secondo l’autore è il mondo intero che cerca di oscurare questa condizione, tradendo le vere origini di quello che è il sentimento che muove tutta la musica del rock’n'roll hero.

Tutta la musica contemporanea nasce dal blues e dal gospel, dice ancora Waters. Forse bisognerebbe ripartire dalle ragioni di quelle origini per riscoprire questa condizione. La musica è di fatto ridotta a un business, un intrattenimento. Il processo vitale del canto viene trasformato a una ripetizione di una forma prestabilita. Al massimo lodata per l’intensità. Che diventa solo un fatto tecnico.

Come suggerisce l’autore si parla di passione nella musica, ma senza sapere per cosa è questa passione. Io per mio conto ho sempre visto in Amy Winehouse un ennesimo fenomeno dell’eterno ritorno (prossimamente nel post su retromania, work in progress…) ma mi piace il fatto di poter pensare che c’è sempre di più dietro. La crudeltà nel riportare le notizie su una vita finita cosi male mi spinge a guardare oltre.

PS 1: Se non avete capito niente di questo post…è cosa buona

PS 2: Perchè first circle. Pensavo all’immagine di chiudere un cerchio, di definire un punto e un arrivo. Ma l’immagine si presta meglio a chiudere una questione che di fatto non si chiude, o meglio che gira in tondo senza mai arrivare a un punto.

toology parte 1

ok ok tutti noi abbiamo le nostre vergogne. no ok io non ho mai comprato nessun disco di Madonna ci tengo a sottolinearlo pero’ di roba che rinnego ne potrei trovare. eccome…

Siccome questa e’ la desperation week entriamo nel castello tetro e oscuro dell alternative metal (oooooh) e come il protagonista di alone in the dark ci avventuriamo nella casa degli spettri armati praticamente di nulla. E’ la casa dei Tool, gruppo nato negli anni ’90 a Los Angeles dall’iniziativa scherzosa (‘Volevamo mettere in piedi una band cosi’ per gioco, per divertirci’ dichiara il loro disadattato chitarrista Adam Jones) e invece vinceranno dei Grammy…

Non voglio farne un elogio, perche’ non se lo meritano. La loro musica parla per loro nel bene e nel male. Qualcosa di buono si trova persino in questi anime perse e bruciate cresciute in quel buco di LA. Quel che peggio di loro sono i loro fan, lo dico e’ ringrazio di non essere cosi’.

Se negli anni ’70 abbiamo avuti gli dei dorati del rock che salivano su un piedistallo alto piu o meno come il cielo delle stelle fisse di Dante qui sono i fan che salgono sul piedistallo. Quello della mente. Come i nuovi illuminati di Roberspierre formano la schiera del ‘adesso ti spiego io cosa devi ascoltare. Anzi no! non lo puoi capire perche’ questa e’ musica oltre, devi avere il DNA per capire il genio. tu non ce l’hai e torna ad ascoltare i flanellosi Pearl Jam’. Oddio potevo diventare cosi’? Please KILL ME.

In realta’ c’e’ qualcosa da salvare nei testi, ed e’ ancora l’ombra di quello che non c’e’ nella vita, che manca disperatamente. Ma rappresenta il buio della mente, il tentativo di rimettere insieme quei pezzi di un qualcosa che si ricordava integro. Con la pura forza di volonta’. Ho letto un interessante articolo di J.Waters su Amy Winehouse che ricolleghero’ in un modo tortuoso alle vicende dei Tool soprattutto del vocalist (‘Ho venduto la mia anima per fare un disco’). Parlero’ del prezzo di salire su un palco e incanalare le paure e le speranze di migliaia di anime, appunto come si puo’ rimanere gli stessi dopo?

Per ora mi fermo, riporto un testo di Lateralus, title track di un interessante disco del 2001. Un monolito nero come quello di Odissea nello Spazio di Kubrick, liscio e perfetto. Non ci perdete troppo tempo pero’.

Lateralus

 Black then white are all I see in my infancy
red and yellow then came to be, reaching out to me
lets me see
As below, so above and beyond, I imagine
drawn beyond the lines of reason
Push the envelope Watch it bend

Over thinking, over analyzing separates the body from the mind
Withering my intuition, missing opportunities and I must
Feed my will to feel my moment drawing way outside the lines

Black then white are all I see in my infancy
red and yellow then came to be, reaching out to me
lets me see there is so much more
and beckons me to look through to these infinite possibilities
As below, so above and beyond, I imagine
drawn outside the lines of reason
Push the envelope Watch it bend

Over thinking, over analyzing separates the body from the mind
Withering my intuition leaving all these opportunities behind

Feed my will to feel this moment urging me to cross the line
Reaching out to embrace the random
Reaching out to embrace whatever may come

I embrace my desire to
feel the rhythm, to feel connected
enough to step aside and weep like a widow
to feel inspired, to fathom the power,
to witness the beauty, to bathe in the fountain,
to swing on the spiral
of our divinity and still be a human

With my feet upon the ground I lose myself
between the sounds and open wide to suck it in
I feel it move across my skin
I’m reaching up and reaching out
I’m reaching for the random or what ever will bewilder me
And following our will and wind we may just go where no one’s been
We’ll ride the spiral to the end and may just go where no one’s been

Spiral out Keep going

(traduzione)

Tool – Lateralus (video)

Ndr: non aprite a caso video dei tool ufficiali. Potrebbero non incontrare i vostri gusti estetici di bellezza. Ve ne do’ ampiamente ragione.

Scoperta e condivisione

Esco dallo sporco e oscuro seminato del rock per parlare di un musicista che da ormai da quasi 40 anni cavalca indisturbato il mondo con in braccio una chitarra. Si tratta di Pat Metheny chitarrista e compositore originario del Missouri.

Questo è quello che dice a riguardo della composizione:

“It is almost a compulsion for me, but not in a bad way. It is just
something that I need to do, that I love to do, and in many ways, I
don’t even see it as “creation”. It’s more like finding things that are
already there anyway and just shining a light on them or making them
available for other people to check out if they want to.”

“E’ quasi un atto compulsivo per me, ma non in senso negativo. E’ qualcosa che ho bisogno di fare, che amo fare, e in molti modi non la vedo neanche come un “atto creativo”. E’ più simile all’atto di scoprire cose che già erano presenti, metterle in luce o comunicarle ad altre persone in modo che possano goderne”

Vi propongo alcuni brani, che ho scoperto in passato, “to check out if you want to”:

Pat Metheny with Joni Mitchell – solo (live on Shadow & Light DVD)
Secondo un mio amico uno dei piu’ bei assoli di chitarra mai fatti…. Live sul DVD di Joni Mitchell “Shadow and Light” con un supergruppo formato da Lyle Mays, Jaco Pastorius, Don Alias e Michael Brecker.

Pat Metheny – Shadow & Light solo

Pat Metheny Group – Third Wind (live on Raidue – 1988)

Live su Raidue, ospiti da Renzo Arbore a DOC! Dal disco dell’1986 Still Life Talking, un brano mozzafiato che mette in luce in grando lavoro di crossover tra jazz influenze latino-americane e una scrittura accessibile (grazie alle forti melodie cantate). Essere cosi diretti con un brano dopotutto complesso e’ riuscito a pochi autori.

Pat Metheny Group – Third Wind

Pat Metheny Trio – Theme from Cinema Paradiso

Interpretazione di un tema di Ennio Morricone con Chris McBride al contrabbasso. Originariamente pubblicato nella colonna sonora del film omonimo nel 1996 è stato registrato nell’album “Beyond the missouri Sky” da Pat Metheny in coppia con Charlie Haden.

Pat Metheny – Cinema Paradiso

La bellezza o la nostalgia di una bellezza che manca è la nota di fondo della sua carriera artistica. Nota che poi è di fatto legata secondo me all’essenza stessa dell’arte.

PS: Non entrate mai in un negozio di musica Jazz chiedendo un disco di Pat Metheny potreste essere insultati dal proprietario…

L’unico gruppo che conti qualcosa

The Clash

Un titolo cosi altisonante per un gruppo di teste di c***o (cosi come li ha definiti il loro ultimo manager Bernie Rhodes), che mando’ tutto all’aria al momento del successo?

Si. E aggiungo che usero’ del materiale di un fallito e sfigato (per sua definizione), il nostro amico e compianto Lester….seguono brani tratti da sue opere postume

The Clash 1977, NME (by Lester Bangs) :

“Vedi caro lettore, gran parte di quanto è fuoriuscito dal punk in sintesi si riassume nelle parole “faccio schifo, tu fai schifo, il mondo fa schifo, e chissenefrega…” che ehm mi sembra perlomeno insufficiente.”

“A parte il pogo, cè un altro aspetto dell’apprezzamento da parte del pubblico che non è cosi carino in fondo: gli sputi. Per qualche ragione questo sembra essere una novità per chiunque, cosi lo mettero’ nero su bianco. “ASCOLTATE VOI PICCOLE TESTE BACATE, E’ NAUSEANTE E STUPIDO, E NON NEL SENSO BUONO DELLA PAROLA STUPIDO, INTENDO E’ INUTILE, TUTTE LE BAND LO ODIANO (almeno quelle a cui ho parlato) E SUONEREBBERO MEGLIO E SAREBBERO MOLTO PIU’ FELICI SE VOI TROVASTE UNA MANIERA PIU’ ORIGINALE DI ESPRIMERE IL VOSTRO APPREZZAMENTO”

Lester segue i Clash per una manciata di date nel 1977 e impara una lezione anzi due.

La prima è quando si mette nella lobby dell’albergo ad aspettare dopo il concerto. I Clash con un piccolo seguito salgono nelle stanze. Lui detesta aspettare come uno stupido parassita giu’ all’ingresso. Aspettando che qualche mitica rock band forse si degni di apparire regalmente ai sudditi…

Invece i Clash scendono, realmente interessati a incontrare e conoscere i loro fan uno ad uno. Lester si aggira tra i tavoli, con un po’ troppo alcool nel corpo, distrutto dal viaggio quando  un certo punto Mick Jones chiede a Lester “Hei Lester, la mia stanza è piena stanotte; Adrian puo’ stare con te?” indicando Adrian un giovane fan adolescente seduto li’ vicino.

Oook! ecco che la sua stanza si trasforma in un alloggio notturno per giovani hippie, Lester pensa ad uno scherzo e invece è cosi. La mattina dopo a colazione Adrian (il giovane e brufoloso fan) spiega a Lester che è abitudine dei Clash ospitare quelli come lui nelle loro stanze d’albergo dopo i concerti. sul pavimento s’intende..

Per Lester è una rivelazione che un gruppo si comporti cosi’ con i fan. una vera anomalia allora e ancora oggi*.

I Clash dicevano addio a quel disgustoso muro tra artista e fan e il pubblico veniva trattato con piu’ rispetto. E questo aspetto della loro grandezza andava oltre la musica.

Mi mancate Clash…cosi tanto che vi dedichero’ numerosi post, e vi usero’ per dimostrare la mia regola dei 5 album!

ndr: * Anzi no anche oggi lo puoi fare con il cosiddetto vip package. Compri un biglietto ma invece di pagarlo al normale prezzo, dai 250 euro o forse piu’ all’artista di turno il quale ovviamente ti permette di avere i posti migliori e nel migliore dei casi…di stringerti la mano in quei 2 secondi a tua disposizione. pero’ vuoi mettere la maglietta, il drink prima del concerto nel privè.

ndr2: the only band that matters (lo disse proprio Lester Bangs)